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VIOLENZA DOMESTICA E FEMMINICIDIO. COSA ACCADE?

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VIOLENZA  DOMESTICA E FEMMINICIDIO. COSA ACCADE?
I PARTE
dott.ssa  Manuela Colanzi
dott.ssa  Francesca Lanci

Quotidianamente la cronaca ci ricorda quanto il fenomeno della violenza sulle donne rappresenti un’emergenza sociale dilagante.
Nel 2012 in Italia sono state uccise 118 donne ed i primi dati sul femminicidio nel 2013 purtroppo non risultano più confortanti.
I casi che divengono pubblici per i propri tragici epiloghi rappresentano, inoltre, la punta dell’iceberg  degli atti di violenza di genere.
Neppure le casistiche fornite da Centri Antiviolenza o dalle Forze dell’Ordine circa le richieste di aiuto ricevute possono fornire una stima esatta del reale peso della drammatica questione.
Poiché molte donne manterranno il segreto delle proprie ferite –fisiche e psicologiche- all’interno delle mura domestiche.
Infatti, la casa, che nell’immaginario comune rappresenta sicurezza, protezione alleanza e condivisione, in realtà per queste donne è il contesto all’interno del quale si consuma il dramma quotidiano messo in atto da un "aguzzino" ben noto: il proprio partner.
Infatti, il 95% delle violenze domestiche che giungono all’attenzione dell’autorità giudiziaria è commesso dal marito sulla moglie, figli, anziani.
La violenza agita dal partner non rappresenta quasi mai un episodio isolato; tendenzialmente va a configurare le storie di violenza dalle conseguenze più gravi o più durature nel tempo, secondo quanto riferito dalle vittime.
O riportate dalla cronaca, laddove non si sia intervenuti per tempo ad interrompere l’escalation della violenza, che talvolta si conclude con un omicidio ed un suicidio immediatamente successivo. Tale gesto esprime la non accettazione dell’altro come soggetto separato da sé, con propri bisogni e desideri personali. Piuttosto, queste donne sono concepite come oggetto da cui trarre gratificazione e  godimento, da non voler condividere e di cui poter disporre liberamente, pertanto da annientare di fronte al rifiuto di prosecuzione della relazione.
Di fronte alle notizie di femminicidio ci si chiede: "La tragedia si poteva prevedere ed evitare? Cosa accadeva all’interno di quelle mura domestiche? Con quali sentimenti convivevano quotidianamente queste donne?".
Inizialmente ci si illude che si tratti di una momentanea perdita di controllo alla quale non dover dar peso.
Successivamente, una volta "legittimata" la condotta, gli atti di violenza iniziano a ripetersi per i più banali pretesti, le fasi di promesse di cambiamento e di finte attenzioni si riducono sempre di più, lasciando spazio a manifestazioni di aggressività sempre più gravi.
La paura paralizza e fa scegliere in un certo senso il "male noto" alle conseguenze ignote di una denuncia; il senso di colpa fa condividere le responsabilità; l’indebolimento dell’autostima provoca la convinzione di non disporre delle risorse per voltare le spalle all’artefice della violenza; la paura del giudizio altrui e della stigmatizzazione sociale ("Di sicuro lei se lo sarà meritato") contribuisce a far sembrare il mantenimento del silenzio la strada più sicura.
Laddove si scelga, invece, di denunciare, non in tutte le realtà è attecchita l’importanza di un intervento tempestivo che tuteli la donna attraverso gli strumenti giuridici di cui il nostro ordinamento dispone.
Fortunatamente, la cultura del lavoro di rete e del rifiuto alla minimizzazione degli atti di violenza  sta prendendo sempre più piede e si diffonde la sensibilità sociale ai segnali di violenza.
Le richieste di sostegno aumentano e sempre più donne ritrovano la voce e la propria identità.

LE MOTIVAZIONI SOTTOSTANTI IL COMPORTAMENTO VIOLENTO

Tra le motivazioni principali dello scatenarsi di un comportamento violento possiamo trovare:

-         Alto grado di conflittualità nella famiglia di origine.
Alto grado di conflittualità nella propria famiglia.
Gravi carenze nelle relazioni affettive primarie.
Intolleranza grave alle frustrazioni.
Isolamento sociale.
Condizioni culturali e socio-ambientali disadattive.
Identificazione con ruoli di genere tradizionali basati sulla disuguaglianza tra uomo e donna all’interno dei quali i rapporti di forza sono asimmetrici.
Abusi fisici o psicologici subiti.
Predisposizione genetico -familiare a stati psicopatologici.
Predisposizione organica e funzionale
     -         Crisi sociale ed economica attuale.

Con l’incremento della crisi economica che la nostra popolazione vive, aumentano anche i casi di violenza e questo è spiegabile se si pensa all’intolleranza alle frustrazioni continue a cui siamo sottoposti ed a quanta incertezza per il futuro esista.
Ed è proprio quest’incertezza che fa cadere l’uomo in stati emotivi pessimistici e di smarrimento ed in sentimenti di ira o ribellione incontrollati che a volte si ripercuotono sulle persone a cui si è più legati, terminando in episodi improvvisi di aggressività.
L’intolleranza alla frustrazione che si evidenzia quando l’uomo non riesce a raggiungere la soddisfazione dei suoi bisogni può provocare diverse reazioni tra cui i maggiori sono rilevati in stati depressivi, ansiosi, di inattività o aggressività e nei casi più gravi di violenza.
Naturalmente la crisi non giustifica la violenza, nulla la giustifica, uomo o donna che la subisca, ma sicuramente porta allo sviluppo di una destabilizzazione psicologica e sociale molto forte che ancora più di prima influenza le caratteristiche di personalità dei soggetti a rischio di psicopatologia.
Tuttavia, occorre molta prudenza quando si intende valutare le motivazioni che "giustifichino" un singolo caso; come in tutti i fenomeni psicologici e comportamentali, occorre parlare piuttosto in termini di concause e di combinazione di cause.

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Bibliografia

Baldassarre, M. (2000). Segreti violenti, Casa Editrice Borla.
Bergerèt, J. (2002). La personalità normale e patologica. Raffaello Cortina Editore
Indagine ISTAT 2006, La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia, Ministero per i Diritti e le Pari Opportunità, Roma;
Milone, M. (2009). Donne spezzate. La violenza tra le mura domestiche. Roma: Armando Curcio.
Palermo, G.B., Mastonardi, V. (2005). Il profilo criminologico- dalla scena del crimine ai profili socio-psicologici. Giuffrè Editore.


L'Autore

dott.ssa Francesca Lanci
Psicologa

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AUTORE

Dott.ssa Manuela Colanzi
Psicologa


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